Terraviva Film Festival 2025: cinque giorni di cinema per domandarsi cosa significa “essere umani”

Dal 26 al 30 novembre a Bologna e Casalecchio di Reno

25 novembre 2025

Cinque giorni di proiezioni, incontri e masterclass dedicati a storie di migrazione, mobilità e responsabilità umana.  Dal 26 al 30 novembre 2025 Bologna e Casalecchio di Reno ospitano la VI edizione del Terraviva Film Festival, un appuntamento che, anno dopo anno, si conferma come spazio di confronto sui temi della mobilità, dell’accoglienza e delle responsabilità individuali e collettive. Nato attorno al Premio Gianandrea Mutti e all’impegno dell’Associazione Amici di Giana, il festival porta sul grande schermo opere provenienti da 22 Paesi, con dieci lungometraggi e quattro cortometraggi selezionati dai principali festival internazionali. Una programmazione costruita per interrogare l’idea stessa di “essere umani”, titolo e filo conduttore di questa edizione.

I luoghi del festival – dal Cinema Modernissimo all’Oratorio San Filippo Neri, dal DAMSLab al Teatro Comunale Laura Betti di Casalecchio – diventano per cinque giorni un percorso tra proiezioni, incontri e attività formative. In particolare, il coinvolgimento degli studenti delle scuole secondarie della città metropolitana rimane un tratto distintivo del progetto, grazie alla parallela Giuria Terraviva Studenti, affiancata alla giuria principale presieduta quest’anno dallo scrittore Marcello Fois. La scelta del tema “Essere o non essere, umano” nasce, spiegano i direttori artistici Laura Traversi e Giampiero Judica, dalla necessità di interrogare il presente in un momento storico critico, segnato da tensioni internazionali, crisi ambientali e un diffuso deterioramento dei rapporti tra persone e nazioni. La selezione dei film mira a restituire complessità e a offrire, anche attraverso immagini di conflitto o miseria, un punto di rilancio: un invito a non rinunciare a interrogarsi e, quando possibile, a sorridere.

Il festival prosegue il lavoro svolto nelle precedenti cinque edizioni, durante le quali sono passati film poi diventati casi internazionali, come 20 Days in Mariupol, vincitore dell’Oscar per il miglior documentario nel 2024, o Sugarcane, candidato all’Oscar 2025. Tra i titoli che hanno segnato gli anni scorsi compaiono anche Dying to Divorce, candidato all’Oscar, Writing with Fire, vincitore del Sundance 2021, e Freemont, interpretato dalla star mondiale Jeremy Allen White. Una continuità che conferma la capacità del festival di anticipare narrazioni e temi destinati a circolare ampiamente.

Il programma 2025 propone opere che attraversano conflitti, vulnerabilità sociali, crisi ambientali e trasformazioni culturali. Tra i titoli in rassegna figurano Sister Midnight di Karan Kandhari, ritratto di una giovane donna in lotta con i propri impulsi; Put Your Soul on Your Hand and Walk di Sepideh Farsi, che racconta la vita a Gaza attraverso videochiamate con la fotoreporter Fatima Hassona; Unwelcomed di Amilcar Infante e Sebastian Gonzalez Mendez, che segue le tensioni legate alle migrazioni in Cile; 2000 Meters to Andriivka di Mstyslav Chernov, viaggio nel cuore del conflitto in Ucraina; All That’s Left of You di Cherien Dabis, una saga familiare sul trauma ereditario. Accanto ai lungometraggi, i corti offrono sguardi rapidi e incisivi: dal femminicidio in Messico raccontato da Como si la tierra se las hubiera tragado di Natalia León alle notti insonni degli attivisti di Happiness di Fırat Yücel, fino alla memoria storica al centro di In Retrospect di Daniel Asadi Faezi e Mila Zhluktenko.

Una parte importante del festival è dedicata agli incontri e alle masterclass, pensati per offrire agli studenti strumenti critici e testimonianze dirette. Tra gli ospiti figurano il poeta e autore teatrale Cristian Ceresoli, il divulgatore scientifico Adrian Fartade, l’attrice e comica Marianna Folli, e i giornalisti di guerra Emanuela Pala e Alberto Negri, che condividono con il pubblico il senso del loro mestiere e l’urgenza di raccontare i conflitti contemporanei.

La giuria, presieduta da Marcello Fois, riunisce personalità del mondo culturale – da Cristian Ceresoli a Camilla Filippi, Giulia Michelini e Carlo Salsa – chiamate a valutare opere che, come osserva Fois, riflettono “pezzi importanti e dolorosi della stagione assurda che stiamo vivendo”, spingendo a prendere posizione davanti a una realtà più complessa di quanto siamo spesso disposti ad ammettere.

Il festival è organizzato da Associazione Amici di Giana APS, con il patrocinio del Dipartimento delle Arti dell’Università di Bologna e in collaborazione con numerose realtà culturali, tra cui la Cineteca di Bologna, il Premio Gianandrea Mutti, il Teatro Comunale Laura Betti, il DAMSLab, Rise Against Hunger Italia e Reuse With Love. È sostenuto da Regione Emilia-Romagna, Emilia-Romagna Film Commission, Comune di Bologna e Comune di Casalecchio di Reno, con il contributo di Fondazione Del Monte, Gruppo Hera, Coop Alleanza 3.0, Valsoia, Salvatore Castiglione Bartender e il supporto media di Nettuno Bologna Uno.